Chinese Fun di Stefano Cerio

Una Cina inconsueta quella raccontata dagli scatti di Stefano Cerio. Mostra dettagli kitsch, fantastici. Ma soprattutto, è vuota. Spazi vuoti incastonati nei ‘pieni’ che spesso vediamo nei reportage dalle megalopoli cinesi iperproduttive. Stefano Cerio è stato a Pechino, Shanghai, Qingdao e Hong Kong per raccontarne gli spazi ricreativi, e le forme che li decorano.
Huairou
Intervista a Stefano Cerio
Com’è nata l’idea di lavorare sul ‘divertimento cinese’?
Contrariamente a quello che alcuni pensano il mio lavoro non tratta assolutamente dell’abbandono. Tutti questi posti sono funzionanti ma sono fotografati nel momento della non fruizione. Quello che mi affascina è il rapporto tra pieno e vuoto. In Cina questo rapporto è molto forte.
La sua Cina è vista da una visuale insolitamente desertica, è particolarmente spiazzante, surreale, a tratti kitsch. E’ stato difficile trovare quegli scorci, quei dettagli?
Quello che è impressionante in Cina è la distanza tra i luoghi; spesso andavo in posti individuati tra mille difficoltà con Internet o con consigli  degli abitanti e il posto o non esisteva più o non rispecchiava le mie aspettative. A quel punto la giornata di lavoro era persa.
In particolare in gigantesco cesto di frutta sembra una installazione di arte contemporanea. Ci racconta questo scatto?
Questo cesto era un indicazione di una zona di produzione di frutta. Costruito interamente in resina e, come spesso accade, incontrato per puro caso nelle vicinanze della Grande Muraglia.
Con quale macchina e  tecnica ha fatto le foto?
Le foto di questo libro sono state realizzate in pellicola con una macchina di grande formato 4×5
Pensa di lavorare ancora sulla Cina? Cosa la stimola di quella realtà?
Al momento non ho idea di ritornare in Cina, io amo molto lavorare in Italia dove conosco perfettamente il paesaggio che quando mi sembra incongruo o estraniante lo è veramente. Il mio giudizio non viene influenzato dalla non conoscenza o dall’aspetto esotico che può fuorviare la visione rendendola superficiale.
Shijingshang Park-Beijing

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