Nel silenzio incantato di Ando Fuchs

Il bianco e nero di Andreas ‘Ando’ Fuchs è di quelli che colpiscono. Per il modo intimista in cui lo spazio si svela, per la luce che scorre sulle cose con la consistenza di un tempo sospeso. Per l’intensità un po’ magica  delle composizioni, dei punti di vista. Il suo progetto Silence trova una dimensione consona alle sue qualità. Il castello di Burg Heinfels, nell’alta Val Pusteria – racconta Ando Fuchs del lavoro che lo impegnerà fino al 2019 –  di proprietà di una nota azienda, è in fase di restauro e aprirà al pubblico con il suo ristorante, la sala riunioni, un museo eccetera.

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© Ando Fuchs

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© Ando Fuchs

«I proprietari erano in cerca di un fotografo che documentasse il castello così come si trova nello stato attuale, e che seguisse poi anche i lavori fino alle fine del restauro. Per me è stato un colpo di fortuna, perché non vogliono una documentazione classica ma qualcosa di diverso, piu significativo e in bianco e nero. Per coincidenza sono arrivati a me. Cosi ho iniziato il mio lavoro nel castello, inizialmente senza macchina fotografica, per coglierne l’atmosfera, per sentire l’ambiente, empatizzare e trovare il modo migliore per raccontare questo luogo meraviglioso. E’ una grande sfida e sono contentissimo di avere il privilegio di realizzare questa documentazione».

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© Ando Fuchs

«Ho iniziato a fotografare nel 2009, prima a colori, ma ho capito presto che non era la fotografia che volevo fare, cosi  sono arrivato al  bianco e nero, il mezzo migliore per esprimere i miei sentimenti. Raramente uso la Nikon analogica, davvero un gran peccato; per il  95% scatto in digitale.

Per quanto riguarda il suo stile, Ando Fuchs lo racconta così:  «E’ cresciuto con me, con la mia capacità di fotografare. Ritengo molto importante crearsi  qualcosa che ti distingue dagli altri, non copiare nessuno, ma penso anche lo stile fotografico non lo cerchi tu, ma ti trova, perché secondo me si tratta di un stato dell’anima».

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© Ando Fuchs

I fotografi preferiti di Ando Fuchs sono Cartier-Bresson, Vivian Maier, Ansel Adams, Werner Bischof, e nel presente Berengo Gardin e Salgado.

A questo proposito gli ricordo la riposta che Salgado mi diede  alla domanda se in fondo non gli fosse dispiaciuto  rinunciare al colore davanti alla meraviglia della natura raccontata in Genesi. No – ha risposto Salgado – perché il colore distrae e il bianco e nero contiene tutta la potenza dell’infinita gamma dei grigi.

«E’ una grande inspirazione la sua fotografia per me, e anche la sua persona – ammette Ando Fuchs – sono d’accordo con lui al cento per cento».

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