Tutti i colori di Vivian Maier

Che ci faccio con questa roba (a parte darvela)? E pensare che John Maloof scrisse questa domanda dopo essersi ritrovato per puro caso proprietario dell’archivio di Vivian Maier, e postando alcuni scatti su Flickr in una chat sulla street photography. A distanza di anni, con decine di mostre a lei dedicate in tutto il mondo,  le sue fotografie continuano a emozionare e a suscitare riflessioni. 

Vivian Maier – Contrasto/Museo di Roma Intrastevere

La prima osservazione è quanto fosse attento e curioso il suo occhio, rigorosa nelle geometrie la composizione dell’immagine,  eppure spesso fresca e inventiva nel cogliere dettagli ed espressioni di una peraltro ‘fotogenica’ Chicago anni Cinquanta e Sessanta.

Vivian Maier – Contrasto/Museo di Roma 

Colpisce la forza ‘arbusiana’ di certi ritratti. Per esempio quello con «la signora nervosa col suo cappellino velato, che si guarda dietro le spalle coperte dalla stola di visone. Chi sei? Che vuoi da me? In quella foto sento la presenza di Maier più intensamente che in altre in cui vediamo il suo viso o la sua silhouette. Nel vedere qualcuno che la vede, sento la sua presenza», scrive Laura Lippmann nel catalogo

Vivian Maier – Contrasto/Museo di Roma 

E’ invece stata una scoperta, visitando il passaggio romano della mostra itinerante Vivian Maier. Una fotografa ritrovata I suoi scatti a colori degli anni Settanta.  Qui vince il dettaglio, il taglio della figura umana è consentito se a prevalere è un calzino rosso, i tre passanti sono in realtà tre variazioni di giallo. Il colore diventa protagonista, lo stile premonitore di futuri fotografi.

Ancora una volta l’eroina popolare della fotografia, questa  Mary Poppins con la macchina fotografica – figura elusiva e irresistibile che tanto sarebbe piaciuta al Bartleby di Melville – colpisce per la capacità di racconto di una realtà in cui era immersa solo all’apparenza.

«”Penso alla macchina fotografica – commenta Maren Baylaender , dove Maier ha lavorato nei tardi anni Novanta, [e a come per lei] fosse un’amica. Con quell’amica lei lei ha sviluppato un modo di guardare le persone e, forse, di non dover pensare a se stessa”. La fotografia permetteva a Vivian di far entrare “la gente nella sua vita, senza che ci fosse niente di personale” ». (Vivian Maier. Una fotografa ritrovata, Contrasto, pag. 20).

Vivian Maier – Color photography

Vivian Maier – Self-portraits color