Proust ritrovato in un film del 1904?

Proust fa finta di suonare con una racchetta a Neuilly (1892)

Le foto che lo ritraggono sono molte, in pose scherzose, seduttive, serie. Lo si vede meditabondo a Venezia oppure a colazione in campagna con degli amici.  Ma il Proust che – si presume –  compare in questo filmato, è qualcosa di più di uno scatto: lo vediamo muoversi, e proprio nella mondanità che tanto frequentò e che sarebbe diventata la materia sterminata della sua opera.

E chissà, se avesse potuto scegliere come mostrarsi ai posteri, forse lui stesso avrebbe scelto questo cameo nel filmato girato nel 1904 al corteo nuziale di Elaine Greffulhe, la figlia della contessa Greffulhe, che fu il modello principale di Oriane de Guermantes nella Ricerca del tempo perduto.

Eccolo, al trentasettesimo secondo, all’uscita della chiesa, con tutta l’aria di un giovane dandy. Lo si vede per due secondi; scende le scale con piglio disinvolto, in redingote grigia e bombetta. 

Nel filmato Proust compare al 37esimo secondo

 

Ma è proprio lui? Certo è che il ritrovamento. da parte del professore canadese Jean-Pierre Sirois-Trahan, del filmato di 72 secondi negli archivi del Centre National du Cinema ha sovreccitato il mondo proustiano. Uno dei suoi massimi esponenti, Jean-Yves Tadié, non ha dubbi:  «Ho sempre pensato che un giorno avremmo finito per vederlo in un filmato di attualità. La forma del viso, quel modo approssimativo di vestirsi: tutto corrisponde, l’identificazione mi convince. Trovo questa scoperta davvero commovente». E’ più cauto Sirois-Trahan: «E’ sempre difficile identificare qualcuno su un film di questo tipo, soprattutto se lo conosci solo attraverso le foto».

Ma oltre alla somiglianza fisica, altri elementi portano a pensare che si tratti di lui. C’è la confermata presenza al matrimonio da parte dello scrittore; c’è il fatto che fosse tra i pochi giunti da soli alle celebrazioni. E anche l’abbigliamento originale per quel contesto: da dandy in stile inglese come Proust in effetti si vestiva all’epoca. Insomma prevale l’entusiasmo. Per Luc Fraisse, direttore della Revue d’Etudes Proustiennes, non ci sono dubbi, se mai un rimpianto: «Ci sarebbe piaciuto che scendesse quei gradini un po’ più lentamente…». 

Una visione fuggitiva che sembra uscita dal suo romanzo.

 Proust sedotto dalla fotografia

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