The Afronauts di Cristina De Middel

Cristina De Middel sarà a ParisPhoto 2014 (13-16 novembre), un’occasione per conoscerla meglio. Il suo lavoro Afronauts è tra i più originali degli ultimi tempi. Racconta una falsa spedizione nello spazio basata su un vero progetto spaziale , dello Zambia.

Ecco come racconta a The Guardian questo progetto (il grassetto è mio).

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Nel 2010 lasciai il mio lavoro di fotografa per un giornale spagnolo. Ero stata nello stesso posto per sei anni e mi sentivo come un robot. Stavo scattando le stesse storie più e più volte, e le mie foto sarebbero  state usate sempre nello stesso modo. Dopo un po’ di notizie ti rendi conto che tutto – a parte le storie di rottura – è ciclico. Non stavo sperimentando e non mi stavo divertendo. Così presi un anno sabbatico e mi dissi che invece di lamentarmi potevo cercare di dimostrare che si sbagliavano.  Perché non raccontare a modo mio una storia per me importante? Se non funzionava, dovevo smetterla di lamentarmi. Cominciai a cercare storie vere alle quali le persone non credono e storie false che invece erano credute. Giocare con la realtà dà una dimensione completamente diversa dell’idea della fotografia come documento. Di solito la foto viene intesa come vera: non diamo come presupposto che sia manipolata, soprattutto se  appare in un giornale.

cristina

©Cristina De Middel

Un giorno mi imbattei in un’intervista su YouTube con Edward Makuka Nkoloso, capo del breve programma spaziale dello Zambia nel 1960. Non potevo credere che fosse vero – allora capii di essere in una situazione creativa. Mi resi conto del mio pregiudizio, pensando che l’Africa non potesse andare nello spazio. Capii anche che quel continente è spesso trattato in modo ingiusto dai media: la maggior parte delle foto sull’Africa che vediamo sui giornali fanno vedere la guerra e la sofferenza, anche se stanno succedendo altre cose. Nel 1964, quando lo Zambia ottenne l’indipendenza dal Regno Unito, Nkoloso, un insegnante di scienze, decise di dimostrare che il suo Paese era  importante come gli altri del mondo. Era all’altezza della conquista dello spazio, e decise che lo Zambia doveva prenderne parte. Progettò un razzo e un sistema di catapulta che testò nel  Giorno dell’Indipendenza dello Zambia. Reclutò dieci uomini e una donna come astronauti. Voleva che la donna – con due gatti – fosse la prima a camminare sulla Luna.

La formazione si svolse in una fattoria nei pressi della capitale, Lusaka. Nkoloso chiese sette milioni di sterline di finanziamenti dall’Unesco, ma non li ottenne. Fu uno dei motivi per cui il programma non ebbe una possibilità. Poi la donna rimase incinta di uno degli altri astronauti e i suoi genitori la portarono al loro villaggio. Questo segnò la fine del programma spaziale. Le persone con cui ho parlato che hanno incontrato Nkoloso sostengono che fosse molto carismatico: un sognatore che aveva preso il suo progetto molto sul serio, quasi con lo stesso approccio serio che avevano la Nasa e l’Unione Sovietica. Diventò una personalità importante nella politica dello Zambia ed ebbe persino funerali di Stato.

Trovai un posto alla periferia di Madrid. Avevo bisogno di un luogo che la gente potesse associare con l’Africa. La discarica era visivamente attraente e mi ha aiutato a giocare con l’idea sbagliata che l’Africa è piena di discariche. Sono riuscita a trovare una modella con i capelli afro – non importa che fosse in realtà brasiliana. E sono stata  fortunata con i costumi: un amico stava lavorando a un film spagnolo chiamato The Cosmonaut e ho potuto prendere a prestito una vera e propria tuta spaziale russa. Poiché c’è  pochissima documentazione su questo periodo storico dello Zambia, ho dovuto scegliere come raccontare la storia. Ho usato album di foto di famiglia dal 1960 come riferimento visivo. Le immagini sono tutte quadrate e desaturate, con un tono rosato. Alcune delle immagini che hanno caratterizzato The Afronauts erano in realtà vecchi scatti presi in viaggi negli Stati Uniti e in Italia. Questo è il bello della messa in scena: si può giocare con le immagini e anche riciclare quelle vecchie. Il punto che volevo far emergere  non era il fatto che il progetto fallì perché era il lavoro di un povero Paese africano, ma che Nkoloso aveva provato e creduto che fosse possibile. Non sarebbe mai accaduto in Europa: la gente avrebbe detto che non c’era nemmeno motivo di provarci. Ma è successo in Africa, perché li c’è un diverso atteggiamento  – ed è bello.

(da Cristina de Middel’s best shot – recreating Zambia’s space programme – The Guardian)

The Afronauts

Cristina De Middel

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